NEURO BERNSTEIN

Rehabilitation Center

 

Il fine del progetto NEUROBERNSTEIN è quello di proporre interventi strutturati, continuativi e a lungo termine di attività fisica adattata e fisioterapia, anche domiciliare, per tutti quei soggetti che hanno avuto una diagnosi di patologia neuro-motoria e per i quali l'esercizio fisico è indicato per il miglioramento della funzionalità fisica e cognitiva.

 

Alcune patologie come il morbo di Alzheimer (AD) e il Parkinson (PD) sono frequenti, devastanti e spesso incurabili malattie neuro-degenerative che si manifestano attraverso disordini motori e cognitivi.

 

La prevalenza di tali problematiche aumenta con l'aumentare dell'età, tuttavia sia fattori genetici che ambientali contribuiscono allo sviluppo di entrambe queste condizioni (Lauze et al., 2016; Raichlen et al.,2014)

 

AD è il più frequente tra i due tipi ed è caratterizzato da una compromissione a livello neuronale e sinaptico nella corteccia cerebrale e in alcune aree sottocorticali che portano inevitabilmente  a problematiche a livello cognitivo e psico comportamentale nel soggetto coinvolto.

 

Ogni tre secondi una persona nel mondo sviluppa una forma di demenza di cui l’Alzheimer rappresenta la forma più frequente: ne soffre il 60-70% di tutti i soggetti affetti da demenza, per un totale di 50 milioni di persone nel mondo, in prevalenza donne. Numeri che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono destinati a triplicare entro il 2050, trattandosi di una malattia tipicamente associata  appunto all’invecchiamento.

In Italia, secondo Paese più longevo al mondo, sono 1.241.000 gli individui affetti da demenze e, di questi, si stima che siano oltre 600.000 le persone colpite da Alzheimer. Sono invece circa 3 milioni i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nell’assistenza ai malati. (Raichlen et al., 2014; dati Federazione Alzheimer Italia)

Il Parkinson invece coinvolge i neuroni localizzati a livello dei gangli della base e più specificatamente quelli della Substantia Nigra, che secernono dopamina. La mancanza di dopamina induce deficit posturali e motori e incapacità funzionale.

 

Si stima che in Italia le persone affette da Parkinson siano circa 230.000; la prevalenza della malattia è pari all’1-2% della popolazione sopra i 60 anni e al 3-5% della popolazione sopra gli 85 anni (dati Confederazione Parkinson Italia).

L’età media di comparsa dei sintomi è intorno ai 60 anni, ma il 5% dei pazienti può presentare una forma ad esordio precoce, con evidenze prima dei 50 anni. Secondo studi epidemiologici condotti in Europa e negli Usa, la malattia colpisce le persone di sesso maschile con una frequenza superiore di 1,5-2 rispetto alle donne.  (Paillard et ., 2015).

 

Tutte le ricerche hanno confermato che l'Attività Fisica costituisce un intervento efficace per queste malattie neurodegenerative, prevenendo, attenuando o limitando la loro progressione.

 

Una singola seduta di esercizio fisico per esempio aumenta l'output cardiaco portando ad un aumento del flusso cerebrale che stimola vari processi neurobiologici benefici nel tessuto cerebrale. (Hillman et al., 2012; Paillard et al., 2015).

 

L'attività fisica continuativa invece aiuta a consolidare da un punto di vista strutturale e fisiologico questi benefici stimolando l'angioneogenesi e la neuroneogenesi in strutture cerebrali fondamentali coinvolte nel movimento e nello sviluppo cognitivo.

 

Ecco quindi che il soggetto affetto da queste malattie deve essere messo nelle condizioni ideali per poter svolgere in totale sicurezza attività fisiche che ne migliorino le funzionalità motorie, comportamentali e cognitive. Tali attività fisiche devono essere prescritte dal medico ma poi devono essere progettate ed implementate da personale qualificato per tali interventi complessi quali i dottori in scienze motorie e fisioterapisti, in strutture adatte a tale scopo (Saltychev et al., 2016).

 

 

 

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